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Meditazione2019-07-18T12:51:38+00:00

PRATICHE

Origine della meditazione

La meditazione è una pratica millenaria di cui non si conosce con precisione l’origine. Tra le varie ipotesi sulla sua nascita, quella più attendibile sembra essere attribuita ai VEDA, una civiltà nomade che secondo gli studiosi si sviluppò durante il II e I millennio a.C. nella attuale regione del Punjab, tra India e Pakistan.

La meditazione Vedica non era intesa come un momento meramente passivo, ma come la messa in pratica di un potere cosciente che, se rettamente usato, era in grado di aprire la mente ad altri stati di coscienza normalmente celati. Un esercizio della mente che, concentrata, immersa e corroborata nell’armonia cosmica, conduceva all’intuizione folgorante, alla vera e propria “visione” del mondo informale, e di quel principio unico-vero-reale.

Oggi esistono varie pratiche meditative il cui principio è quello di liberare la mente dai pensieri per avere accesso a una percezione delle cose, appunto, vera-reale e unica per ognuno di noi. Il pensiero, si sa, è inarrestabile, anche quando non ce ne rendiamo conto pensieri e immagini sono sempre in movimento nella nostra mente. E il pensiero, che ci piaccia o no, condiziona le nostre azioni, le nostre scelte e, di conseguenza la nostra vita.

La meditazione può essere utilizzata per concentrarsi su qualcosa di reale e presente come può esserlo il corpo, il respiro o qualunque altra cosa sia presente nel momento, per far tacere quel chiacchiericcio che tende a portarci continuamente altrove e sperimentare calma e presenza.

Ovviamente, ci vuole un po’ di pratica e magari incominciare con qualcosa di semplice. Per questo, ho preparato una raccolta di meditazioni di livelli diversi, da sperimentare a seconda della preparazione che ognuno ha.

Regola generale: come detto sopra il principio della meditazione è focalizzare la propria attenzione su un elemento presente, ma è del tutto naturale non riuscire a mantenere questa attenzione a lungo, sentirai dei rumori esterni, i pensieri arrivare, e questo non si può evitare, è normale. Ciò che devi fare è notarli senza soffermarti nel giudizio: “non sono capace”; “non riesco a restare concentrato” ecc. e gentilmente riportare l’attenzione là dove era prima.

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